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Asilo si, asilo no… 

Per la rubrica “Ognuno faccia il cazzo che gli pare”, voglio parlarvi di uno dei dibattiti più frequenti sui gruppi Facebook di mamme. 

Mandereste o no vostro figlio di tot mesi al nido? (aggiungere: “anche se non lavorate”, “per ricominciare a lavorare”, “per avere un po di tempo libero”)

Bene. Sotto ad un post del genere le risposte sono le più disparate, ma si dividono in due ovvi gruppi: le mamme favorevoli al nido e le mamme contro. 

Tutte con le loro fantastiche giustificazioni, ci mancherebbe. Ma in queste due categorie si nascondono delle sottocategorie un po subdole, le mamme che tutto sanno. 

La mamma che tutto sa a favore del nido dice che i bambini già a 6 mesi devono socializzare, staccarsi dalla famiglia, che siamo donne e non solo mamme e dobbiamo ricordarcene sennò nostro marito ha tutto il diritto di cornificarci, che la carriera è importante, e pure l’estetista e il parrucchiere ed una passeggiata al mercato senza mocciosi alle calcagna che piangono e vogliono stare in braccio e ci rigurgitano addosso. 

Allora esce fuori la mamma che tutto sa contro il nido, che dice che lei ha fatto i figli per crescerli, per giocarci insieme, per impiastrare insieme a loro con i colori, col pongo, per cantargli le canzoncine, dice che i bimbi sono piccoli una volta sola e lei non li lascia nemmeno ai nonni e agli zii perché vuole passare ogni istante insieme a loro.

E così si inizia a discutere.

La mamma pro-nido accusa l’altra di non aver ancora tagliato il cordone ombelicale, le dice che i bambini hanno bisogno di staccare un po da casa, che devono capire che non li stiamo abbandonando, blah blah blah. L’altra ribatte che lei ci tiene a stare coi figli, a vederli crescere giorno dopo giorno, che poi non si sa se ci si può tanto fidare di queste maestre, eccetera eccetera. 

Bene, io solo una cosa ho da dire: CHE OGNUNA FACCIA CIÒ CHE CREDE SIA MEGLIO! Ma chi sono io per giudicare le decisioni di una mamma che vuole fare la mamma h24, o di una mamma che vuole avere del tempo per sé? Non ci si potrebbe limitare a dare dei semplici consigli in base alle proprie esperienze senza puntare il dito e credersi migliori? Ma la solidarietà dov’è finita? 

Per quanto mi riguarda, ho due figli. Una è entrata nel mondo della scuola a 4 anni, direttamente alla materna. L’altro ha iniziato a frequentare il nido quando aveva 9 mesi. Il piccolo a volte lo tengo a casa con me o me lo porto a lavoro e il più delle volte dopo un’ora mi pento di non averlo mandato a scuola perché a me non piace impiastrare il tavolo di pittura o giocare con le macchinine, so che lui a scuola si diverte tanto, ma al tempo stesso mi capita di aver voglia di stare un po più tempo insieme a lui. Se non lo avessi mandato al nido a quest’ora sarei molto più nevrotica di come sono ora, la mia casa sarebbe molto più disordinata (e già siamo ai limiti) e mio figlio sarebbe molto più annoiato. Ma io sono io, i miei figli sono i miei figli, e non sono nessuno per giudicare chi decide diversamente da me. 

Quindi, mamme pro e contro il nido… Rilassatevi! 

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Quanto conta un papà? 

Mi sono iscritta a vari gruppi di mamme su Facebook. Un po per prendere ispirazione (anche perché, basandomi solo sulla vita da mamma mia e delle mie amiche, questo blog girerebbe intorno a crisi isteriche e cene a base di latte e cereali e minestrine!), un po per trovare qualche altra mamma esaurita come me.

Dunque, ho deciso di entrare nel fantastico mondo delle mamme su Facebook, in quei gruppi dove le mamme pongono le domande più complesse al mondo intero (tipo, “posso dare lo yogurt a mio figlio di 27 mesi?” o “mia figlia è caduta dal divano, secondo voi devo portarla al Pronto Soccorso?”).

Ieri sera, in uno di questi gruppi, qualcuna ha chiesto “Lascereste i vostri figli al papà per uscire una sera con le amiche?”.

Devo dirvi le reazioni? Si, devo. 

Molte mamme, e dico MOLTE, hanno risposto “NO! MAI! Perché dovrei!?”. 

Ovviamente ci sono anche le mamme che sono uscite dal medioevo, ma ora voglio concentrarmi su quelle che si autoconvincono che è immorale, sbagliato e totalmente da folli lasciare che un padre accudisca il proprio figlio per concedersi una serata tra amiche. 

La cosa mi ha trasmesso una tristezza infinita. Non perché ho scoperto che ci sono donne che sono felici solo se sono a stretto contatto con i propri figli, ma perché ho compreso che molte donne considerano i padri dei loro figli degli immaturi, irresponsabili, stolti! 

Allora la domanda sorge spontanea: perché li avete sposati ed avete deciso di figliare con loro? Li considerate come dei distributori di sperma??? 

Dove sta scritto che una mamma sia più brava di un papà? Abbiamo fatto un corso apposito? Ci hanno fornito delle istruzioni segrete? Abbiamo dei superpoteri? 

Per dire, mio marito è MOLTO più ordinato di me, pulisce la casa MOLTO meglio di me, ADORA cucinare e GIOCARE con i figli (tipo, lanciarli sul letto, fare la lotta, l’aeroplano e giochi simili che io sono stanca anche al solo pensiero!). 

È possibile lottare per la parità dei sessi quando esistono donne che considerano i propri mariti degli incompetenti? Incapaci? Immaturi? Quando c’è questa convinzione che le donne sappiano fare le mamme, mentre gli uomini oltre ad aver concepito un figlio sanno solo portare lo stipendio a casa… 

Lo trovo tristissimo, vergognoso, imbarazzante. 

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Le domande più frequenti durante la gravidanza

Se non vi hanno MAI fatto queste domande ditemi dove abitate che mi trasferisco lì!
1. Sai già se è maschio o femmina? 

Questa frase, sopratutto se si è in un gruppo di amiche appassionate di leggende metropolitane e credenze vecchie come la macchia sul colletto della camicia di mio marito (che avrei dovuto smacchiare qualche secolo fa ma oh, me so dimenticata!) è seguita da teorie quali “Hai la pancia a punta! È maschio!” e “Ma no, a punta è femmina, rotonda è maschio!” e da lì nasce il dibattito più noioso di sempre, ovvero come affidarsi a forme della pancia (ma solo io le vedo tutte uguali ste pance?!), codini dei capelli del primogenito, pendoli sul palmo della mano eccetera eccetera. 

2. Tu preferisci maschio o femmina? 

Ma cos’è, un Tamagotchi??? 

3. Avete già scelto il nome? 

“E tuo marito è d’accordo?” 

“Ma che nome è?”

“Ma come si scrive?”

“Ma perché?”

Ma i cazzi tuoi, che ne dici? 

4. Ti piace la gravidanza? 

Fate sul serio? 

Eh si, non sai che bello non riuscire a vedermi i piedi, avere il fiatone dopo aver salito quattro scalini, non trovare una posizione comoda a letto, non sapere cosa indossare, i piedi gonfi, la nausea, i peli sulla pancia che si scuriscono, sentirmi sexy come il bidone dell’umido, non poter mangiare il prosciutto crudo, e sopratutto venir presa a calci dall’interno della mia stessa pancia appena mi metto seduta. Quasi vorrei essere incinta 12 mesi l’anno, toh! 

5. E quando farete il prossimo? 

Si può fare una domanda del genere ad una donna che deve ancora sfornare quello che ha in pancia? NO. 

6. E con la sorellona come farai? Sai che sarà gelosa… 

Grazie per avermelo chiesto, ho deciso che la grande la chiudo su una torre controllata da un drago. 

Ah, no, non si può! 😱

7. Hai paura di partorire? 

AHAHAHAHAHAH MA DAI! Ma ti pare che una donna possa mai avere timore di dover stare a gambe larghe e con la ciocia all’aria davanti ad un’equipe di medici mentre espelle un cocomero da una serratura minuscola? Ma su…

8. Allatterai? Lo manderai al nido? E al corso di Francese? A nuoto? A equitazione? 

Non so dove manderò lui ma qualche idea su dove manderò te ce l’ho ben chiara… 

P.S.: NON sono attualmente incinta, ma ste domande me le hanno poste milioni di volte. 

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Non mi piace essere mamma quando… 

Premessa: le mamme che dicono “vivo solo per mio figlio, lui è tutto il mio mondo, mi piace passare con lui 24 ore al giorno e guardarlo scaccolarsi e colorare il divano nuovo” mentono! 
Insomma, essere mamma è bello, ogni figlio tiene in pugno il cuore di una mamma, e blah blah blah. Ma ammettiamolo, certe volte è davvero una palla assurda! 

Ci sono momenti in cui penso “Magari adesso invece di fare questo potrei starmene sdraiata su una sdraio a guardare il tramonto sorseggiando un Mojito!”. Questi sono i miei momenti “Ma non era meglio fare la gattara?”:

1. Quando i miei figli vengono invitati ai compleanni 

Un paio di compleanni al mese. In quelle orrende sale con i gonfiabili in cui una miriade di ragazzini urlanti saltano come popcorn in padella, e magari sono appena usciti da scuola e devono togliersi le scarpe e la puzza di piedi mi uccide, e sudano e poi scarta la carta, scarta la carta, wow che bel regalo, auguri, ci vediamo domani alla festa di Pincopallo! Che palle!!! 

2. Quando sto mangiando e a mio figlio scappa la cacca

Puntuale come un orologio svizzero. Posso cenare alle 18, alle 19 o alle 21, ma lui esclamerá “Mamma, cacca!” proprio nel bel mezzo della cena. Ed è troppo piccolo per andare al bagno da solo e poi pulirsi, quindi devo pensarci io, e lui poi deve guardare la sua opera d’arte e salutarla prima di tirare lo sciaquone, e la voglia di finire la cena a me passa. 

3. Quando devo portarli dal pediatra

Non sono una mamma da pediatra. Nel senso che non sono una di quelle mamme che corrono dal dottore ad ogni occasione. Anzi, io detesto andare dal dottore. È sempre strapieno. Sempre. Sembra che alcuni genitori piuttosto che portare i figli al parco preferiscano portarli lì, dopo la scuola. Porti tuo figlio dal pediatra per un controllo ed esce di lì con una bronchite perché in due ore nella sala d’attesa quindici bambini hanno tossito uno addosso all’altro come se fosse una gara a chi infetta di più. Per carità. 

4. Quando mia figlia mi chiede di aiutarla con i compiti

Ho sempre detestato fare i compiti. Detestavo farli quando li assegnavano a me, figuriamoci doverli fare a ventinove anni quando ho totalmente rimosso ogni formula matematica e roba del genere. Grazie al cielo hanno inventato Google. Perché io certe cose non le ricordo proprio. 

5. Quando arrivo a scuola prima dell’apertura dei cancelli

E tutte le mamme si accalcano una sull’altra, manco dovessero arrivare sotto al palcoscenico ad un concerto! E chiacchierano, chiacchierano, chiacchierano, e ti fanno tutte quelle domande di circostanza e tutti i giorni è un generico: 

“come va?”

“tutto bene”

“come vanno a scuola?” 

“tutto bene” 

“come si trovano con le nuove maestre?” 

“tuttobeneapritestocancelloviprego!”
Insomma… Un bel Mojito sulla spiaggia, certe volte, non sarebbe affatto male. 

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Odio i cartoni per bambini

Li odio. Tantissimo. 

Una volta c’erano Bim Bum Bam e Super3. Ed i cartoni erano anime giapponesi con una storia, un senso, un inizio ed una fine. Avevano delle fantastiche sigle d’apertura che tutti conoscevamo a memoria e cantavamo con una passione che X-Factor scansati che non vali niente. 

Ci appassionavamo alle partite di calcio di Holly e Benji, che duravano settimane intere. Ci emozionavamo con le battaglie di Lady Oscar, ed odiavamo Lisa l’odiosa e viziata rivale in amore di Rensie la Strega. E di certo non ci scandalizzavamo se Ranma cambiava sesso in base alla temperatura dell’acqua che usava per farsi la doccia! 

Poi sono arrivati i cartoni animati educativi. O almeno, questo vogliono farci credere. Hanno invaso le nostre tv con canali tipo Rai YoYo, BabyTV, Super, Freesbe eccetera eccetera. I cartoni vengono trasmessi senza interruzione, 24 ore al giorno. E purtroppo non sono i cartoni di una volta. No, ora i cartoni animati si suddividono per fasce d’età, e la maggior parte dei cartoni è accomunata dal fatto che il protagonista è, per noi genitori, davvero odioso. 

Questi sono quelli che più detesto:

1. Calliou

Calliou è un bambino veramente odioso. Il più odioso di tutti. Per farvi capire quanto sia odioso, se fosse un bimbo vero non avrebbe amici, le maestre lo maltratterebbero ed i genitori lo abbandonerebbero sull’autostrada per andare in vacanza. 

La prima volta che l’ho visto credevo fosse un bambino malato, non lo so, una specie di cartone per sensibilizzare il pubblico riguardo la chemioterapia e cose simili, perché Calliou ha 4 anni ed è pelato. Allora pensavo (si, ho una mente deviata) che Calliou fosse così viziato e lagnoso a causa della sua condizione. Magari aveva pochi mesi di vita e per questo voleva tutto e subito. Invece no, Calliou sta benissimo, io dopo averlo visto un po meno. 

Calliou è capricciso, lagnoso, rompipalle, vuole tutto, è insistente, asfissiante, antipatico. Ha una sorellina che odia, dei genitori che dovrebbero prenderlo a pugni in faccia ma sono degli imbecilli, ogni episodio ruota attorno ad un capriccio di questo moccioso. E la sigla inziale è cantata da Calliou stesso, con la voce più fastidiosa di una colica, ed il suo nome viene ripetuto almeno quindicimila volte. 

Non è educativo. No, dopo aver visto due episodi di questo cartone i vostri figli si trasformeranno in bestie di Satana. 

Sconsigliatissimo. 

PRO: se conoscete una coppia intenzionata a fare figli, ma non credete siano pronti a diventare genitori, questo cartone è il modo giusto per convincerli a farsi asportare le ovaie, farsi fare una vasectomia, smetterla totalmente di accoppiarsi. Giuro. 
2. Peppa Pig

Peppa Pig e la sua famiglia di maiali sono in qualche modo educativi.

La mamma lavora, il papà aiuta in casa, i loro amici sono animali di ogni razza, i genitori sempre disponibili e pronti ad ascoltare ed aiutare i figli. Ok. 

Ma questo non significa che Peppa sia in qualche modo simpatica. Anzi. È noiosa e fastidiosa. E salta nelle pozzanghere. Perché è un maiale. E per quanto i bambini più si sporcano e più sono felici, provate a fermarli quando stanno per tuffarsi in una pozzanghera formatasi a terra nel tragitto scuola-macchina quando siete appena usciti dall’asilo e diretti ad una festa di compleanno ad esempio. 

Peppa ti odio. 

3. Dora l’esploratrice 

Dora parla un po in italiano e un po in inglese. È una piccola esploratrice che va in giro con la sua amica scimmia e ad un tratto fissa lo schermo, ti guarda insistente, in attesa della risposta giusta alla sua domanda. 

Prima di tutto, Dora è la peggiore esploratrice mai esistita la mondo. Infatti non sa mai dove si trova né dove deve passare. Ma sa che deve arrivare alla casa della nonna, e ci tiene a ripeterlo almeno quarantasei volte al minuto. Per trovare la strada giusta fa affidamento al suo zainetto ed alla sua mappa. Quando deve usare le due cose, condisce l’azione con stupide canzoncine monotone che ripetono all’infinito la parola Zainetto o la parola mappa.

E tutto l’episodio è un loop infinito di “Dove andiamo? A casa della nonna! Dove andiamo? A casa della nonna! Dove andiamo? A casa della nonna! Tu riesci a vedere la casa della nonna?” e sguardi inquietanti. 
In conclusione… Ridatemi Holly e Benji! Rensie la strega, Lady Oscar, Mila e Shiro, Gigi la Trottola… 

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I miei figli mi odiano quando… 

La mamma è sempre la mamma, dicono. 
Eppure io, e sicuramente tutte noi mamme imperfette, abbiamo messo a dura prova la credibilità di questo detto. Infatti posso assicurarvi che ci sono state volte in cui i miei figli mi hanno detestata. 

Ecco la lista dei miei momenti da mamma odiosa:

1. Quando mio figlio aveva un anno e gli ho impedito di mangiare i croccantini dei gatti. Ha pianto così tanto che credo di avergli spezzato il cuore, quel giorno. 

2. Quando ho detto a mia figlia, che per sbaglio si era lavata il corpo con lo shampoo, che le sarebbero cresciuti i capelli su tutto il corpo. Stavo semplicemente scherzando, ma lei ci è rimasta malissimo. 

3. Ogni volta che preparo qualcosa che non sia pasta in bianco e chiedo a mia figlia di assaggiarne almeno un po. Il suo sguardo chiaramente significa “preferirei morire. Ti odio. Dammi la mia pasta scondita!”

4. Quando qualche anno fa svegliavo mia figlia cantandole le canzoni Disney riadattate al momento. Non sono poi così intonata, a quanto pare. E sembra anche che solo nei cartoni animati e nei musical ai bambini piaccia svegliarsi con un canto ed un balletto. Sia chiaro comunque che anche io mi sarei detestata. Ma era più forte di me, credevo si avere l’X-factor. 

5. Quando disegnando, i miei lavori venivano fuori più belli di quelli di mia figlia. Per lei era un duro colpo, per me era impossibile disegnare delle persone con una testa enorme e degli stecchini al posto delle braccia. Piano piano io mi sono adeguata, e lei è migliorata. Tantissimo. Ciò che non uccide rende più forti, d’altronde. 

6. Tutte le volte in cui ricordo a mia figlia di lavarsi i denti. Sembra che per alcuni bambini sia un’operazione davvero incomprensibile e pesante da svolgere. Voglio dire, mettere il dentifricio sullo spazzolino, e spazzolare, spazzolare, sciacquare. Che fatica! 😰

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Cose (da mamma) che avrei voluto sapere prima

Quando aspetti un figlio, sopratutto quando è il primo, tutti sentono l’irrefrenabile bisogno di darti dei consigli.

Ti suggeriscono di allattarlo al seno, di non tenerlo sempre in braccio, di iscriverlo all’asilo, di utilizzare questa o quella marca di pannolini.
Ma ci sono delle cose che le mamme non dicono. Informazioni a cui nessuno pensa, ma che io personalmente avrei preferito sapere in anticipo, per risparmiare soldi, tempo e sanità mentale. E siccome io sono una mamma altruista, queste cose le condivido con voi:

1. È inutile comprare giocattoli
Sul serio, è inutile. Totalmente inutile, sopratutto per i primi 2 anni di vita del bambino. Non importa quanti suoni possa emettere quel peluche della Chicco da 65,00 € o quante lucine colorate abbia quel camioncino Fisher-Price. A tuo figlio non gliene fregherà assolutamente nulla. No, tu spenderai un sacco di soldi in pezzi di plastica parlanti e lo troverai a giocare con le cose più impensabili: mollette, mestoli, pentole, cassetti, sportelli, prese della corrente (sia chiaro, queste ultime sono estremamente pericolose quindi vi sconsiglio di lasciarci giocare i vostri figli, almeno se ci tenete a continuare ad essere genitori). 

2. Andare al bagno da soli è un miraggio
Avete presente quella sensazione di relax, quei lunghi minuti passati a leggere il retro delle bottiglie di shampoo… Scordateveli!  Il bagno diventerà il luogo ideale per le riunioni familiari. Nel momento stesso in cui metterete piede nel bagno, che sia per una doccia, per fare pipì, per lavarvi i denti, i vostri figli verranno colpiti da un attacco di mammite. Se sono piccoli vogliono assolutamente seguirvi e vedere come fate pipì. Se sono grandi sentiranno l’urgenza di raccontarvi l’ultimo episodio di Miraculous, parlandovi da fuori la porta e bussando incessantemente. 

3. I bambini odiano dormire

O, più precisamente, i bambini odiano dormire quando voi volete che dormano. Ad esempio, sono le 23, siete stati al parco, a fare merenda con gli amici, a cena dai nonni, al centro commerciale, avete fatto il bagnetto, indossato il pigiama. Il vostro corpo sará offline già da un pezzo, a malapena riuscirete a tenere gli occhi aperti, ma i vostri figli saranno svegli e pimpanti come non mai! Bene, sopratutto i primi mesi, quando ancora sono piccoli e non fanno molto oltre mangiare e dormire,  dormite con loro. Fidatevi, anche se sono le 10 del mattino o le 17, e voi credete di non aver bisogno di dormire… Ne avete. Ne avrete per un bel po. 

4. I libri sui bambini sono come i libri di favole

Quando ero incinta del secondo figlio ho letto Il linguaggio segreto dei neonati. Un bellissimo libro pieno di consigli sui primi mesi di vita del bambino, su come gestire tempi e bisogni di madre e figlio. Durante la lettura pensavo “Ok, perché non ci ho pensato prima, è davvero così facile!”. Chiaramente era solo un’illusione. È molto più facile a dirsi che a farsi. Tutte quelle cavolate sul carattere del bambino, su come capire i suoi bisogni, su come impostare degli orari… Non sono mai riuscita a mettere in pratica quei consigli. Un bambino è una specie di bomba ad orologeria e molto spesso mi sono trovata a chiedermi “E mo che faccio?”. Magari tutte le tate della tv e dei libri hanno dei superpoteri, magari io sono una frana, ma di certo mi sono ritrovata a non credere mai più a tutte quelle cavolate. Ogni bambino, ogni mamma, ed ogni famiglia, ha i suoi tempi ed i suoi metodi. 

Io, sia chiaro, sto ancora cercando di capire quali siano i nostri! 😜

5. Chiedere aiuto non è sintomo di debolezza

Spesso mi hanno detto “Sarà una passeggiata”, tralasciando “…in un campo minato”. Mi sono ritrovata a piangere chiusa nel bagno, a sperare di riuscire ad essere più forte, ad autoconvincermi che avrei potuto farcela da sola. Non è vero, spesso si ha bisogno di un aiuto. Purtroppo non altrettanto spesso le persone intorno a noi lo capiscono, quindi se potete, chiedete aiuto. Non siamo mica invincibili. 

6. Comprate dei tappi per le orecchie

Avete presente l’entusiasmo che ci assale quando un bambino di pochi mesi comincia ad emettere dei suoni simili a delle parole? Bene, un giorno vi pentirete di avergli insegnato a dire mamma. Lo ripeteranno così tante volte che vorrete correre all’anagrafe a cambiare nome. Ah, no, il vostro nome non è mamma! Non si può fare. Fantastico. Non ci resta che rassegnarci all’idea che i nostri figli stanno cercando di battere il record mondiale di pronuncia della parola mamma in un giorno solo. Mio figlio nemmeno respira più tra il primo mamma e gli altri seicentomila pronunciati nei seguenti cinque minuti. 

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Tipi di mamme

1. La mamma ansiosa
Tutti ne conosciamo una. È quella mamma che fa indossare la canottiera al figlio anche il 15 Agosto, che passa le settimane di inserimento al nido in piena crisi isterica, quella che scatta appena il figlio cade al parco e si sbuccia un ginocchio, la madre di quel bambino di 24 mesi che mangia ancora le pappette perché “ho paura che con i pezzi di cibo possa strozzarsi”. Suo figlio ha mille allergie, è intollerante al lattosio, alle uova, al riso, alla farina, alla soia, all’aria che respiriamo. 

È quella che ha un attacco di panico quando al parco vede i bambini con le mani sporche toccarsi il viso. Ha un medico di base e due pediatri privati, li consulta tutti e tre ad ogni raffreddore. 

2. La mamma zen

Non si sa bene se sia la sua vera indole, o gli effetti della Marijuana, comunque la mamma zen è l’esatto opposto della mamma ansiosa. La mamma zen è incredibilmente rilassata. Anche se suo figlio sta attraversando l’autostrada di corsa ad occhi chiusi, lei fa un sorriso, al massimo gli urla “Luchino, al mio tre devi fermarti! Uno… Due… Tre!”. Ovviamente a Luchino non gliene frega proprio nulla della capacità di sua madre di contare fino a tre, e nel frattempo si è arrampicato su un albero, ha preso a calci un gatto randagio, zompettato in una pozzanghera e tirato i capelli alla prima bambina che gli è capitata sotto mano. Ma la mamma zen continua a contare fino a tre, imperterrita, nonostante il metodo sia chiaramente fallimentare. 

Beata lei! 

3. La mamma in ordine

Ebbene si, esiste, una vera piaga sociale per noi mamme che la mattina accompagnamo i nostri figli con ancora i segni del cuscino sul volto. La mamma in ordine è, appunto, sempre incredibilmente impeccabile. 

È in ordine lei, è in ordine la sua casa. Ti dice che è stressatissima, ma ha il tempo di truccarsi ogni mattina, di andare dal parrucchiere e dall’estetista, ha delle bellissime unghie curate, il viso rilassato, ha appena fatto shopping e comprato quelle scarpe che tu hai visto in vetrina tre settimane fa ma non hai avuto il tempo di comprarle perché mentre le provavi i tuoi figli avevano sequestrato la commessa e messo a soqquadro il negozio. Quando ti invita a casa sua ti chiede scusa per il disordine, sta stronza, quando in realtà la casa è impeccabilmente pulita, non c’è un granello di polvere nemmeno sulla mensola più alta ed ovviamente è evidente che i suoi figli non abbiano scambiato il divano per un enorme foglio su cui dipingere. Mentre, alle 10 del mattino, sorseggiate un caffè (tu coi capelli raccolti con un mollettone anni ’90, lei con la classe di Coco Chanel) lei ti fa vedere che ha già preparato il pranzo, la merenda ed anche la cena. 

Solo due cose sono certe: la mamma in ordine si fa di cocaina, altrimenti non si spiega come sia dannatamente possibile che abbia il tempo di fare tutto, e chiaramente, è la donna di cui tutte le altre mamme sparlano, con commenti tipo “Eh certo, se avessi i suoi soldi/il suo tempo/sua suocera/suo marito, pure io starei così! STA STRONZA”.

4. La mamma esaurita

Eccomi, sono io. Noi mamme esaurite siamo facilissime da riconoscere. 

Siamo quelle che alzano gli occhi al cielo ogni volta che i nostri figli vogliono raccontarci una storia per l’ennesima volta. Quelle che non ce la fanno più a far finta di ridere ad una barzelletta stupidissima che i nostri figli hanno sentito a ricreazione. Quelle che silenziano il gruppo di classe su WhatsApp e lancerebbero volentieri il telefono in testa alla Mamma di Santino che ogni dannatissimo giorno chiede a che ora apre scuola, a che ora escono i bambini, se domani c’è sciopero, se domani non c’è sciopero, se i vaccini sono obbligatori, se non lo sono. TI ODIO. CON TUTTO IL MIO CUORE. 

Noi mamme esaurite portiamo i bambini al parco fuori scuola, li facciamo giocare, li guardiamo da lontano sperando che quello scivolo sia così divertente da spingere i nostri figli a passarci sopra l’intero pomeriggio. Siamo quelle che ringraziano il cielo quando una bambina più grande con la sindrome della mammina si offre di spingere i nostri figli sull’altalena. Siamo quelle sedute sulla panchina con i capelli spettinati e l’aria affranta, che si consultano su cosa preparare per cena perché che palle sta storia di dover sempre cucinare ad ogni dannatissimo pasto, perché non possiamo mangiare panini come se la vita fosse un eterno picnic??? 


Insomma, la lista di tipologie di mamme è ancora lunga, ma devo preparare la cena, quindi per ora accontentatevi. Oppure inviatemi un paio di pizze tonde a domicilio, vedete voi! 😉

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Quello che le mamme non dicono

Alla fine ho deciso di aprire un blog, un po per sfogarmi, un po per condividere le mie esperienze da mamma sull’orlo di una crisi di nervi.

Perché io non mi fido di quelle mamme che hanno tutto, ma proprio tutto, sotto controllo.

Io il controllo l’ho perso da un bel pezzo, e la vita da mamma la vivo come un’avventura fatta di dubbi, crisi isteriche, urla e grasse risate.

Si fa quel che si può.

Oppure si rimanda a domani… Infatti sono almeno tre mesi che “domani stireró quella pila di panni”.